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No, I campi rom non esistono solo in Italia

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Pagella Politica, Italia

12 aprile 2019, Aggiornato il: 12 aprile 2019

No, I campi rom non esistono solo in Italia

Così ha dichiarato il ministro dell'Interno Matteo Salvini a proposito delle proteste avvenute a Torre Maura. È vero che nel resto di Europa questo genere di insediamenti non esiste? Andiamo a controllare.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, commentando le proteste di alcuni residenti di Torre Maura (Roma) e di gruppi di estrema destra contro lo spostamento di alcuni rom in un centro di accoglienza, il 3 aprile tra le altre cose ha dichiarato: «I campi rom non esistono da nessun’altra parte d’Europa, non vedo perché debbano esistere in Italia».

È un’affermazione sbagliata. Non esiste una mappatura precisa dei campi rom in Europa ma, come vedremo, diverse fonti dimostrano che i campi non sono una peculiarità italiana.

I campi in Italia e le intenzioni del governo

Come vedremo più avanti, i campi rom sono presenti in numerosi Paesi europei. Non sono una particolarità italiana. Tuttavia, secondo il Rapporto annuale 2017 dell’Associazione 21 luglio (Onlus attiva nella lotta alle discriminazioni) «l’Italia è denominata in Europa “il Paese dei campi” perché la nazione maggiormente impegnata nell’ultimo ventennio nella progettazione, costruzione e gestione di aree all’aperto dove segregare su base etnica le comunità rom».

In questi campi - tra formali e informali, micro-insediamenti e centri di raccolta - sempre secondo il Rapportodell’Associazione 21 luglio, vivono circa 26 mila persone.

L’Associazione 21 luglio chiede da tempo di superare il «perverso sistema dei campi», garantendo ai rom l’accesso ad abitazioni dignitose. Una posizione sostanzialmente condivisa anche dal Parlamento europeo, che ad esempio in una mozione di fine 2017 ha evidenziato le discriminazioni di cui sono oggetto i rom nelle politiche abitative e la difficoltà di accedere ai servizi fondamentali per chi vive nei campi.

Anche il Contratto di governo tra Lega e M5s va nella stessa direzione, quella della chiusura dei campi rom.

Qui infatti, nella sezione dedicata ai campi nomadi, si leggeche tra le azioni necessarie la prima è la «chiusura di tutti i campi nomadi irregolari» e, ancora, «che in ogni caso, proponiamo di intervenire per il pieno superamento dei campi rom in coerenza con l’ordinamento dell’Unione Europea».

La prima azione concreta del ministro dell’Interno Salvini, tuttavia, aveva suscitato reazioni molto critiche da parte delle opposizioni e delle associazioni. Salvini aveva infatti proposto un “censimento” dei rom, immediatamente criticato come “schedatura su base etnica”. Di lì in poi, fino ad ora, il tema non è più stato al centro del dibattito pubblico e i campi esistenti di fatto non sono ancora stati chiusi.

Ma veniamo ora a qual è la situazione nel resto d’Europa.

Il rapporto di Eurocities

Eurocities è un network formato da alcune tra le principali città europee, i cui membri sono i sindaci e i consiglieri eletti a livello municipale. Nel 2017 ha pubblicato uno studio che mappa la situazione dei rom nelle aree urbane europee, condotto su un campione di 23 città. Per l’Italia è stata presa in considerazione Reggio Emilia.

Nel rapporto si legge che nel 52% delle città esaminate i rom vivono in prevalenza in case private in affitto, nel 30,5% delle città vivono in alloggi pubblici e nel 17,5% delle città vivono in prevalenza nei in insediamenti temporanei (case mobili, campi o camper).

Traducendo le percentuali in numeri, risulta che le città in cui i rom abitano in prevalenza nei campi o nelle baraccopoli sono 4. Considerato che di città italiane ne viene presa in considerazione solo una - Reggio Emilia - ci sono quindi almeno 3 città europee non italiane dove i campi sono la regola, tra quelle considerate dall’indagine. Purtroppo il rapporto non ci dice quali città siano, ma accanto a questa prima evidenza ne possiamo affiancare anche altre.

  • Regno Unito

Nel Regno Unito sono presenti diversi campi rom, alcuni autorizzati, altri illegali. La contea di Essex, ad esempio, ne ospita 12 permanenti legali e diversi illegali.

Prendendo una definizione ristretta di “campi rom”, ed escludendo quindi quelli permanenti a cui vengono forniti servizi idrici, elettrici, di raccolta rifiuti e via dicendo, ci concentriamo solo su quelli illegali.

Secondo quanto riporta il Consiglio della contea di Essex, sono segnalati campi rom illegali in diverse aree. Ad esempio nel comune di Basildon sono stati segnalati 75 insediamenti rom illegali dal 2016 ad oggi.

  • Francia

Secondo un reportage della Bbc del 2014, la Francia ha «la politica più dura in Europa nei confronti degli immigrati rom». In particolare «la maggior parte [degli immigrati rom n.d.r.] vive in campi che vengono regolarmente distrutti dalla polizia e quindi ricostruiti».

Anche recenti notizie di cronaca, qui e qui ad esempio, testimoniano poi la perdurante presenza di accampamenti temporanei di rom in Francia.

  • Il resto d’Europa

La cronaca degli ultimi anni ci racconta poi di campi rom, legali e illegali, in numerosi altri Paesi europei. Si va dalla Danimarca, dove è segnalata una crescente preoccupazione delle autorità locali e del governo per l’aumento degli insediamenti illegali nei pressi di Copenaghen, alla Finlandia. Dalla Svezia all’Ucraina, dove gruppi neonazisti hanno di recente preso spesso di mira i campi rom, causando in un raid nella città di Lviv anche un morto e diversi feriti.

Conclusione

Non è vero che i campi rom siano una peculiarità italiana. Esistono campi in molti altri Paesi europei, sia occidentali che orientali, sia del nord che del sud, sia legali - e magari attrezzati con certi servizi - sia illegali, periodicamente demoliti dalla polizia.

La situazione italiana non sembra insomma eccezionale rispetto a quella del resto dell’Europa, se ci si limita alla sola presenza di campi. Anche se è vero che, secondo un’associazione che si occupa di questi temi, in Italia questa situazione abitativa è più diffusa che altrove.

(Photo CC-BY 3.0/sebastiensecret)

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