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Sì, le multinazionali finanziano i partiti politici europei

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Fact-check

Les Décodeurs, Francia

11 marzo 2019, Aggiornato il: 17 aprile 2019

Sì, le multinazionali finanziano i partiti politici europei

Uber, Bayer e Disney, per citare alcune società, elargiscono generose donazioni ai maggiori partiti politici europei. Si tratta di una pratica legale che solleva una serie di interrogativi. (Nota: questo articolo è stato pubblicato da Le Monde il 10 marzo. Il 13 marzo, il partito Alde ha affermato che bisognerebbe eliminare le donazioni da parte delle aziende).

L'onnipresenza delle lobby all'interno delle istituzioni europee è un fatto noto. Non è tuttavia di dominio pubblico il fatto che le grandi imprese e il settore industriale finanzino direttamente i partiti europei.

Questa realtà è stata portata a galla il 7 marzo sulla stazione radiofonica francese RTL da Marine Le Pen, la quale ha denunciato il finanziamento, da parte di "lobby" e del gigante dell’agrochimica Bayer Monsanto, "del partito di appartenenza di Emmanuel Macron al Parlamento europeo", ovvero l'Alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa (Alde).

L’accusa avanzata dalla leader del Rassemblement National (Rn) è generalmente corretta, con una riserva: La République en marche (Lrm) non è un membro ufficiale del gruppo Alde, anche se i partiti sono molto vicini e hanno stretto un'alleanza per le prossime elezioni europee. È vero che in questi ultimi anni Alde ha ricevuto donazioni importanti da diverse aziende come Bayer, Uber, Google e dal gigante degli antiparassitari Syngenta.

Quota d’iscrizione

Solo per il 2018, questo partito liberale centrista ha ricevuto 122mila euro da otto società multinazionali e lobby, le quali hanno pagato una quota d’iscrizione tra i 7mila e i 18mila euro per prendere parte al congresso annuale del partito, tenutosi a Madrid in novembre 2018, o ai colloqui.

Per esempio, i rappresentanti di Bayer e Disney hanno preso parte a un dibattito sul “futuro del commercio, degli investimenti e dell'innovazione" con un commissario europeo, un ministro finlandese e un parlamentare tedesco; Uber e Stuart hanno partecipato a una tavola rotonda sul tema "la flessibilità e il futuro del lavoro", mentre il direttore generale di FoodDrinkEurope, lobby nel campo della produzione alimentare, ha espresso il suo parere sul "mercato unico dopo il 2019". La Bayer ha spiega a Le Monde che ha co-sponsorizzato il congresso dell’Alde al fine di "facilitare un ampio dibattito su vari argomenti quali l'innovazione, l’agricoltura e il commercio", ma anche "per organizzare eventi a margine del congresso e per presentare la società".

“Questa pratica è comune e perfettamente legale [a differenza di quanto avviene in Francia, per esempio, dove il finanziamento a partiti politici da parte delle imprese è illegale]: abbiamo aperto i nostri dibattiti a queste società, le quali in cambio partecipano al pagamento dei costi di organizzazione degli eventi", spiega Didrik de Schaetzen, direttore delle comunicazioni per l’Alde.

Nella sua mentalità tipica degli ambienti di Bruxelles, dove ci sono meno scrupoli riguardo alle lobby, il partito considera la sua apertura agli "stakeholders” una virtù. “Abbiamo anche relazioni con le Ong", si affretta ad aggiungere de Schaetzen, sebbene nessuna organizzazione non governativa avesse un biglietto per il congresso di Madrid.

Una forma di lobby?

Questi 122mila euro rappresentano una piccola parte del bilancio Alde da 3,5 milioni di euro, ma è comunque molto importante per il partito. Queste donazioni da parte di aziende private, che per una strana coincidenza sfiorano spesso il limite annuale di 18mila euro, consentono all’Alde di rimanere nell’alveo delle norme europee. Oltre al finanziamento pubblico, la normativa obbliga i partiti a raccogliere almeno il 15 per cento dei fondi da donatori privati, dagli eurodeputati o da attività correlate.

Questi assegni provenienti da Bayer, Google e altri mettono a rischio l'indipendenza dei 68 deputati dell’Alde? “No", afferma Didrik de Schaetzen. “Partecipare a un congresso di partito è diverso dal fare pressioni su un singolo europarlamentare".

Vale anche per gli altri partiti

Il partito centrista non è il solo a beneficiare di questa generosità: secondo i calcoli pubblicati da Le Monde, durante la scorsa legislatura 92 aziende hanno donato 1.034.506 euro ai cinque principali partiti europei.

Il Martens Centre, un think tank vicino al Partito popolare europeo (Ppe), ha ricevuto 61mila euro per ospitare quattro multinazionali (AT&T, Walt Disney, Microsoft e UPS) in occasione di varie manifestazioni, tra cui il congresso annuale del Ppe a Helsinki in novembre 2018.

Nel corso dello stesso anno, gli euroscettici del gruppo Conservatori e riformisti europei (Cre) hanno ricevuto più di 102mila euro da nove società (A&T, Triple A, Estiom, MTI, Wastech, Galerie Gema, QED Systems, Without Limits Immobiliare e AWS Holding) e 47mila euro da diverse lobby e fondazioni.

Le società multinazionali sono coinvolte anche indirettamente nella politica europea: ogni anno, il gigante americano delle telecomunicazioni AT&T dona 12mila euro per uno studio della Fondation Européenne d'Études Progressistes, un think tank vicino al Partito del socialismo europeo (Pse). Il segretario generale della fondazione, Ernst Stetter, non vede "alcun problema d’indipendenza" in questo finanziamento, aggiungendo: “non accetterei alcuna interferenza nel contenuto dei nostri studi”.

Tutto ciò non riguarda il partito Europa delle nazioni e delle libertà (Enl). Il partito di Marine Le Pen, con 42 europarlamentari provenienti da 8 paesi, non ha ricevuto quasi nessuna donazione privata. Prosegue le sue attività esclusivamente con il finanziamento pubblico (543mila euro) e la generosità dei suoi membri (124mila euro).

Traduzione di Andrea Torsello | VoxEurop

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