L’Europa impone davvero la privatizzazione dei servizi pubblici?

In un dibattito nel corso della campagna per le presidenziali francesi del 2017, il candidato François Asselineau (Upr, sovranista) aveva dichiarato: “se i servizi di interesse pubblico stanno scomparendo, è per colpa delle pressioni provenienti dall’Unione europea [...]. L’articolo 106 [...] richiede di privatizzare gradualmente [...] uno per uno tutti i servizi pubblici francesi” (4 aprile 2017). Tuttavia questa affermazione non è corretta, né nel caso francese né per gli altri paesi europei.

È vero che l’Articolo 106 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea delinea i principi generali per la liberalizzazione dei servizi, inclusi quelli pubblici. Ma Asselineau ha compiuto due errori:

1/ Ha confuso liberalizzazione con privatizzazione:

  • Liberalizzare non significa sopprimere o privatizzare l’operatore “ereditato”, bensì aprire alla concorrenza un settore prima monopolistico. In Francia, infatti, La Poste non è scomparsa (e anzi è rimasta in mano pubblica), nonostante l’arrivo di concorrenti privati.
  • Privatizzare significa vendere un’azienda pubblica ad azionisti privati. A volte costituisce la diretta conseguenza della liberalizzazione (come avvenuto con Air France), ma la decisione è completamente indipendente dai trattati europei e dalle misure adottate dai governi dei singoli paesi membri (e generalmente motivata da ragioni di disponibilità economica).

2/ Si è concentrato sull’elemento sbagliato. L’articolo 106 non impone la liberalizzazione di diversi settori economici, perché se così fosse tutti i servizi pubblici sarebbero stati liberalizzati da tempo, dato che questa caratteristica è presente nei trattati europei dal 1957. Le politiche europee sulla liberalizzazione sono costituite da direttive e regolamenti, rispondenti a uno specifico mercato: tra gli altri, servizi postali nel 1997 e nel 2002 elettricità e gas nel 1996, 1998 e 2003, trasporti aerei nel 1997. Inoltre, questi “pacchetti di liberalizzazioni” non vengono imposte unilateralmente dalla Commissione europea, ma vengono concepite con la collaborazione dei governi europei e del Parlamento europeo.

Nel 2016, Francia e Germania riuscirono con successo a difendere i propri interessi durante i negoziati sulla liberalizzazione dei trasporti su rotaia. In particolare, si batterono per assicurarsi che Sncf e Deutsche Bahn non venissero scorporate, come doveva avvenire secondo alcune proposte di liberalizzazione.

Da Les Décodeurs, Francia

13 marzo 2019, Aggiornato il: 18 marzo 2019

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